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Normalità è un concetto complesso e dalle varie sfumature.
Non considerando i contesti medici, matematici e scientifici in generale, ma focalizzandosi esclusivamente sugli aspetti umani all'interno delle società, la normalità non può essere considerata un valore indiscutibile.
L'aggettivo normale, nella sua accezione più semplice, significa consueto, conforme alle abitudini della maggioranza, indica qualcosa che segue schemi riconducibili alla massa, pur essendo questi profondamente mutevoli nel tempo e nello spazio.
Chi, per qualche motivo, non rientra in ciò che è consuetudine, diviene un'anomalia.
Raramente, può anche avere il privilegio di essere considerato eccezionale, se rivela doti particolari, ma il più delle volte, nella vita di ogni giorno, chi segue una propria via, o comunque strade percorse dalla minoranza, viene ritenuto strano e non normali vengono definiti i suoi comportamenti e i suoi pensieri, anche se non danneggiano niente e nessuno, se non impongono nulla e se chiedono solamente il diritto al rispetto.
Normalità e anormalità non sono sinonimi di vero e giusto, di falso e sbagliato, sono solo modi di essere, di vedere il mondo e di vivere.
La tendenza a uniformarsi a un pensiero comune, a un determinato contesto e a una cultura dominante, soffocando ogni individualità, svilisce l'importanza del senso critico e il valore del percorso che ognuno sente di compiere nel corso della propria vita.